Gotham Greens + Whole Foods: Commercial-Scale City Greenhousing

57904_10151356204230843_895285916_nGotham Greens is the first commercial-scale rooftop hydroponic greenhouse in the world. They got together with Whole Foods for this groundbreaking entrepreneurship, using less water, eliminating pesticides, putting an end to fertilizer runoff and leading the way to a sustainable agriculture.

 

 

 

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Seymour Powell creates new Hozelock gardening products

Good news for those who grow their vegetables at home are getting more frequent. This practice is growing big as a life style, relevant products are also getting better. Here is a post, about this well done project by Seymour Powell for the garden brand Hozelock, I found on Design Week.

“Seymour Powell has created the new Growbag Waterer and Flexi Spray for garden brand Hozelock.”

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The new products form part of Hozelock’s drive to ‘to minimise consumer hassle through new and innovative products that would grow the business’, according to Seymour Powell.

The new Growbag Waterer automatically irrigates plants for up to a fortnight, using a capillary action. It uses a large trough with watering spikes that push a capillary mat into the growbag, aiming to minimise water waste and improve efficiency by absorbing the water upwards as opposed to watering down.

The Flexi Spray adaptable hose attachment works as a sprinkler, a long reach hose for hanging baskets and a hands free hose, with a ‘strong spray function for cleaning’, according to Seymour Powell.

The product uses patented twist action engineering, and the consultancy says it can ‘withstand at least 2000 different orientations and twists on every single millimetre point without breaking.’

The consultancy initially reviewed the Hozelock offer to identity different gardening ‘attitudes’, including Devoted, Systematic, Romantic and Averse.

Seymour Powell then looked at how irrigation fitted into the lives of each of these gardening ‘types’ to develop a range of products, which it says are also influenced by the brand’s Gardening for Life focus.

More products design by Seymour Powell for Hozelock are in the pipeline.

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Ending Overfishing

Ending Overfishing

Despite an increased awareness of overfishing, the majority of people still know very little about the scale of the destruction being wrought on the oceans. This film presents an unquestionable case for why overfishing needs to end and shows that there is still an opportunity for change. Through reform of the EU‘s Common Fisheries Policy, fisheries ministers and members of the European Parliament can end overfishing. But only if you pressure them.

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E ora anche l’acqua del rubinetto ha la sua etichetta

Un’iniziativa della Coop incoraggia i consumatori a bere l’acqua di casa anziché comprarla bottiglia: entrambe sono potabili, ma la prima è gratis e non nuoce all’ambiente.

Una maggiore consapevolezza riguardo a ciò che ingeriamo e alla problematica ambientale sta generando nuove etichette e campagne di sensibilizzazione che fino a poco tempo fa non ci saremmo nemmeno sognati. L’ultimo caso è quello della Coop che sta promuovendo un consumo più saggio dell’acqua. Come? Incoraggiando i consumatori a bere quella del rubinetto, in tutto e per tutto sicura quanto quella che si compra in bottiglia. La campagna Acqua di casa mia lanciata nel 2010, da oggi entra nei supermercati nella forma di etichette che segnalano le proprietà chimiche e micro biologiche dell’acqua di casa tramite sei parametri: concentrazione ioni idrogeno, cloruri, ammonio, nitrati e nitriti, residuo secco a 180°, durezza.

“Esporre nei nostri negozi le etichette sulla qualità dell’acqua del rubinetto”, ha spiegato Isa Sala,direttore Soci e Consumatori Coop Estense, il punto della catena dove il 12 gennaio è stata presentata l’iniziativa, “è una scelta forte e perfettamente coerente con i principi di tutela dell’ambiente e di promozione di un consumo consapevole, che sono tipici della nostra impresa. Per noi è doveroso mettere i consumatori nelle condizioni di scegliere responsabilmente e sul tema dell’acqua abbiamo ritenuto urgente fornire, proprio nel momento di acquisto, gli strumenti necessari per esercitare il diritto di scelta”.

L’iniziativa della Coop coinvolge 41 supermercati delle province di Modera e Ferrara, ma non è la sola a caldeggiare un consumo più attento dell’acqua e a sfatare il falso mito – alimentato da un marketing fuorviante degli anni passati – che bere l’acqua in bottiglia sia più sano che bere quella del rubinetto. Le motivazioni a supporto della campagna Acqua di casa mia della Coop ci sono tutte, segnalate in un documento che il marchio aveva fatto circolare l’anno scorso.

L’acqua è stata recentemente dichiarata dall’ Onu, un bene “ indispensabile per il godimento pieno del diritto alla vita”, tuttavia, oggi, 884 milioni di persone non hanno accesso a quella potabile e di mancanza di sicurezza idrica muoiono 4.900 bambini al giorno, tre volte più di quelli che nascono ogni giorno in Italia. Si prevede che nel 2050 il 40% della popolazione vivrà in una situazione di scarsità d’acqua.

Tutto questo, a meno che non cambino le nostre abitudini. Tenendo conto di alcuni dati: il business dell’acqua produce 8 miliardi di bottiglie all’anno solo in Italia. Sostituirla con quella del rubinetto equivarrebbe a risparmiare 1 milione di tonnellate di CO2 (pari alle emissioni prodotte per l’illuminazione pubblica di Pechino), 240 mila tonnellate di plastica (l’equivalente del peso di 44 mila elefanti) e l’impiego per il trasporto di 480 mila Tir (messi in fila, sono lunghi circa 8 mila km, come da Roma a Mosca e ritorno).

Via Wired

Gran Bretagna, un terzo del cibo finisce in pattumiera.

Un lusso dannoso per l’ambiente. La denuncia arriva da un rapporto del Wwf. Allo spreco di prodotti alimentari corrisponde lo spreco dell’acqua usata per produrli: 280 litri per persona al giorno. Con un aumento del 3% per il gas serra e di 500 sterline per le spese di ogni famiglia.

Spreco di cibo, un lusso che danneggia l’ambiente. Secondo uno studio del Wwf, gli inglesi buttano via un terzo di quello che comprano, bruciando almeno 500 sterline per famiglia. E non sanno che, così facendo, contribuiscono all’inquinamento, visto l’inutile trasporto di merci che poi vengono buttate via e lo spreco di risorse idriche utilizzate per produrre il cibo scartato. Insieme agli alimenti, è come se finissero nella spazzatura 6,2 miliardi di metri cubi d’acqua, 300 litri al giorno per ogni inglese. Il Wwf stima che lo spreco di alimenti è responsabile del 23% dell’impronta ecologica del Regno Unito. Con un consumo del 6% del fabbisogno idrico nazionale e un aumentano del 3% dei gas serra.

A svelare le dimensioni del problema è il nuovo dossier che il World Wildife Fund ha prodotto sul fenomeno, The water and carbon footprint of household food and drink waste in the UK, pubblicato con la collaborazione dello Waste & Resources Action Programme (Wrap). I sudditi di Sua Maestà producono rifiuti alimentari, comprese le bevande, per 8,3 milioni di tonnellate all’anno, oltre un terzo di tutto il cibo acquistato. Il fenomeno dello spreco sarebbe evitabile, nella maggior parte dei casi: il 60% del cibo che finisce in pattumiera, infatti, potrebbe essere mangiato, se si pianificassero meglio i meccanismi legati alla sua produzione, distribuzione e immagazzinamento.

“La crescente preoccupazione per la disponibilità di acqua ha evidenziato che è fondamentale capire le connessioni tra i rifiuti di cibo, acqua e cambiamento climatico”, afferma Liz Goodwin, amministratore delegato del Wrap. Sono infatti i dati relativi al consumo di acqua a colpire maggiormente: “L’impronta idrica di cibo sprecato (indicatore dell’acqua consumata per produrlo, ndr), 280 litri per persona al giorno, è quasi il doppio della media giornaliera dell’uso domestico di acqua nel Regno Unito, 150 litri per persona al giorno”, sottolinea la Godwin: “Cifre abbastanza impressionanti”.

I dati dell’ultimo rapporto rappresentano un fenomeno che negli ultimi anni si è aggravato, visto che nel 2008 le tonnellate di cibo buttate via erano 6,7 milioni. Con conseguenze negative sull’ambiente e sul portafoglio delle famiglie. Lo spreco alimentare resta una piaga delle nazioni “ricche”, come denuncia Tristram Stuart, autore del saggio-inchiesta Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare. Lui, per protesta, ha deciso di cibarsi degli scarti dei supermercati: frutta e verdura non “adeguata” per forma e colore, cibi in confezioni danneggiate. Una soluzione per diminuire la pressione su ciò che resta degli ecosistemi naturali del pianeta.

Via Il Fatto Quotidiano