FOOD PARTY

via | personalreport.it

di Jacopo


Prendete l’Albero Azzurro, il programma tv per bambini dove Dodò, buffo pupazzo di pezza a pois, gioca con i suoi amici adulti – ma vestiti in modo bizzarro – a fare cose con la carta, il cartone, la colla, le tempere lavabili, le forbici con le punte arrotondate e tanta, tanta immaginazione. Tutto bene. Ecco. Se Dodò e i suoi amici, nel bel mezzo di un trip lisergico, avessero deciso di fare un programma televisivo ispirato ai Monty Python, tutto basato sul cibo e usando solo i pupazzi da loro creati avrebbero fatto Food party.

E, devo essere sincero, è difficile descrivere lo show meglio di così: pieno zeppo di riferimenti adulti mostrati però con un linguaggio ed una estetica propria deiprogrammi per bambini, Food party è l’anti-programma di cucina: un po’ perché non riesce a fornire nessuna effettiva competenza culinaria (le fiamme sotto al fornello sono fatte di stoffa soffiata da un ventilatore e i piatti appaiono magicamente già cotti tra un cambio di inquadratura e l’altro) e un po’ perché nemmeno il più ardito tra gli chef si sognerebbe mai di mettere insieme gliingredienti come fanno loro (ananas, prosciutto e spaghetti? Burro di arachidi, succo d’uva e pane?).

A realizzare i pupazzi, a recitare, a cucinare, a fare la regia, il sound design, le luci e gli effetti speciali sono solo cinque persone. E anche se l’ultima stagione del programma è stata prodotta dalla rete televisiva via cavo IFC, lo show ha alle spalle due anni come webserie autoprodotta (i vecchi episodi li trovate tutti suquesto canale youtube), realizzata e filmata interamente nell’appartamento della pazza presentatrice/protagonista, montando e smontando ogni volta interi set di cartapesta.

Amato da molti (il blog gastronomico del New York Magazine gli ha dedicato ben più d’un post) e odiato da altrettanti per la sua totale mancanza di senso, Food Party ha una sola grande cosa da insegnare. Dimenticatevi quello che vostra madre vi ha ripetuto un milione di volte: giocate con il cibo.

E, devo essere sincero, è difficile descrivere lo show meglio di così: pieno zeppo di riferimenti adulti mostrati però con un linguaggio ed una estetica propria deiprogrammi per bambini, Food party è l’anti-programma di cucina: un po’ perché non riesce a fornire nessuna effettiva competenza culinaria (le fiamme sotto al fornello sono fatte di stoffa soffiata da un ventilatore e i piatti appaiono magicamente già cotti tra un cambio di inquadratura e l’altro) e un po’ perché nemmeno il più ardito tra gli chef si sognerebbe mai di mettere insieme gliingredienti come fanno loro (ananas, prosciutto e spaghetti? Burro di arachidi, succo d’uva e pane?).

A realizzare i pupazzi, a recitare, a cucinare, a fare la regia, il sound design, le luci e gli effetti speciali sono solo cinque persone. E anche se l’ultima stagione del programma è stata prodotta dalla rete televisiva via cavo IFC, lo show ha alle spalle due anni come webserie autoprodotta (i vecchi episodi li trovate tutti suquesto canale youtube), realizzata e filmata interamente nell’appartamento della pazza presentatrice/protagonista, montando e smontando ogni volta interi set di cartapesta.

Amato da molti (il blog gastronomico del New York Magazine gli ha dedicato ben più d’un post) e odiato da altrettanti per la sua totale mancanza di senso, Food Party ha una sola grande cosa da insegnare. Dimenticatevi quello che vostra madre vi ha ripetuto un milione di volte: giocate con il cibo.

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