Pasto buono

di Ester Palma

Meno sprechi, cibo alla Caritas e per chi ha bisogno con «Pasto buono» ogni sera gli avanzi saranno ritirati dai locali e distribuiti a Caritas e parrocchie (Foto Ansa)

ROMA – Sbarca a Roma entro marzo «Pasto buono». L’accordo tra la “Qui Group” e alcuni esercenti romani permetterà di raccogliere i cibi invenduti del giorno e ridistribuirli al circuito Caritas. «Nella Capitale sono 11 mila gli esercenti che accettano i nostri buoni pasto, la risposta finora è stata molto positiva. Baristi e ristoratori sono contenti di aiutare chi è in difficoltà» spiegano dal gruppo. L’esperimento potrebbe essere esteso ad altri esercizi della ristorazione romana che avrebbero oltre al ritorno d’immagine il beneficio degli sgravi fiscali previsti dalla legge. Sale il numero di persone che, per vivere, si appoggia al circuito della solidarietà. La mensa del Centro Astalli ha quasi raddoppiato i pasti, da 25o a 450 al giorno. Dagli esperti la richiesta di verifiche: «attenzione ai centri dai costi gonfiati». Saporite lasagne, arrosti interi, panini tuttigusti, pizze e brioches: tutta roba che poche ore dopo essere uscita dalle cucine dei locali in cui viene venduta, finisce direttamente nella spazzatura. Mentre in città, in tutte le città, c’è tanta gente che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Un paradosso che Gregorio Fogliani, l’imprenditore proprietario della “Qui Group spa”, società impegnata nel settore dei buoni pasto, trovava sempre più insopportabile. Finchè nel 2007 ha dato vita a «Pasto Buono», progetto sostenuto da una fondazione, la “Qui Foundation”, creata da Fogliani stesso. L’idea è semplice, anche se non originale. Si tratta di ritirare ogni sera da bar, ristoranti, pizzerie e rosticcerie il cibo rimasto invenduto e portarlo alla Caritas e alle parrocchie, che a loro volta lo distribuiscono a chi ne ha bisogno. Già attivo a Genova e Firenze, entro marzo «Pasto buono» sbarca a Roma: «Nella Capitale sono 11 mila gli esercenti che accettano i nostri buoni pasto, la risposta finora è stata molto positiva – spiega Fogliani -. Baristi e ristoratori sono contenti di aiutare chi è in difficoltà, contenti di fare del bene, anche a loro dispiace vedere tanto cibo sprecato. E poi regalandolo possono contare su sgravi fiscali comunque utili». Nonostante la buona volontà di tutti i soggetti coinvolti, molta roba finisce lo stesso nei cassonetti: «Perchè in Italia fare del bene spesso è complicato – aggiunge l’imprenditore, che opera nel campo dell’alimentazione dal lontano 1975 -. Il cibo preparato direttamente nei locali in cui viene venduto non può essere ceduto, perchè non è stato tenuto nelle condizioni di raffreddamento richieste dalla legge. Ma anche a casa è normale mangiare la pasta cucinata il giorno prima, quella avanzata, anche se non è stata in frigo per tutto il tempo. Per questo stiamo chiedendo al Parlamento un ddl che semplifichi un po’ la materia». Del «Pasto buono» a Roma si occupa in particolare Gianni Arrigoni, consigliere delegato di “Qui Group”: «Contiamo di partire con 15 mila pasti all’anno, ma di arrivare prima possibile a 30 mila – annuncia -. Ho già ottenuto la collaborazione delle catene di supermercati Despar e Tuodì, sono in attesa della risposta delle Forze armate, che dovrebbero aiutarci a raccogliere il cibo e a distribuirlo. E ho chiesto il patrocinio del Comune, siamo stati sponsor del loro Concerto di Natale». Ma il progetto non si fermerà a Roma: i suoi ideatori contano di estenderlo anche a Milano, Napoli e Palermo: «Serve l’aiuto di tutti, fra i nostri “clienti” non ci sono solo immigrati e senzatetto – conclude Fogliani -. Diamo da mangiare anche a tanti italiani, dalla vita apparentemente senza problemi, ma che non ce la fanno a arrivare a fine mese».

via | roma.corriere.it

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