Il Guardian e la sinistra contro il MacItaly di Zaia

La McDonalds, nota per i suoi mac, ha fatto un accordo con il Ministero dell’Agricoltura di Luca Zaia, attraverso il quale la nota società americana offrirà al pubblico italiano il “panino” – appunto – italiano. Gli alimenti utilizzati (carni, formaggi e verdure) saranno italiani DOP e IGP. Ci sarà la bresaola della Valtellina, la pancetta della Val Venosta, carne da allevamenti italiani e naturalmente l’olio extravergine d’oliva. Niente a che vedere dunque con i prodotti solitamente utilizzati dalla catena fast food USA, che sebbene non dannosi o nocivi (per carità!), non sempre garantiscono la genuinità dell’origine italiana controllata.

Si potrebbe dire dunque un’ottima iniziativa, sennonché a qualcuno l’idea non è proprio piaciuta. Non è piaciuta a sinistra, probabilmente perché non l’hanno avuta loro; e si sà, quando le idee positive per promuovere i nostri prodotti (anche in un contesto singolare come quello dell’alimentazione veloce dove trovi di tutto e di più) le hanno gli altri, e precisamente la “becera” destra (in questo caso leghista), ecco che in zona rossa e rosata l’idea fa sorgere qualche sospetto, qualche dubbio e qualche perplessità in ordine alla bontà dell’iniziativa. I MacDonalds? Cibo spazzatura! Il governo non dovrebbe concedere il proprio patrocinio sui suoi prodotti.

E’ vero. Non si può certo dire che i prodotti da fast food siano la miglior dieta per un essere umano, ricchi come sono di grassi e colesterolo, però questo non significa che non possano nascere iniziative come quella del Mac Italy, laddove l’azienda – tramite un meccanismo sulla tracciabilità del prodotto – garantisca sia la genuinità degli alimenti impiegati e sia soprattutto la loro originalità.

E d’altra parte, non possiamo non tener conto dei risvolti economici: sicuramente a favore di agricoltori e allevatori che operano nelle zone coinvolte nella promozione. Una tale iniziativa permette indubbiamente un incremento della vendita dei prodotti dop e igp e dunque maggiori occasioni di lavoro e di sviluppo, se teniamo pure a mente che molti di questi alimenti vengono peraltro coltivati e allevati in zone particolarmente depresse o comunque con un alto tasso di disoccupazione.

Perciò, la critica mi pare sia stata eccessiva e peraltro persino fuori luogo. Come lo è quella del Guardian, il noto giornaletto inglese antiberlusconiano (ormai l’antiberlusconismo è soprattutto british!). Ebbene, a quanto pare, neanche agli inglesi sinistrati è piaciuta l’iniziativa. E detto da loro, che hanno una cultura culinaria fra le più “importanti” del mondo rispetto a quella italiana, è davvero un “severo” giudizio. Sarà per caso che c’entra il ministro Zaia, più che la catena dei fast food americani di cui l’Inghilterra è piena, magari per forti similitudini culinarie con gli USA? Mah, mi chiedo ancora una volta da che pulpito fioriscano queste critiche. Fosse stata mossa da una rappresentanza delle migliori trattorie italiane, probabilmente avrebbe assunto un altro spessore, ma il Guardian… Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere… anzi da mangiare!, ma niente roast beef, please!, non siamo inglesi.

via | Il Jester Blog

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