Patria e cibo nelle scuole romane

di Tania Valentini

La circolare 26 del Campidoglio pone l’accento dell’importanza della riscoperta dei piatti tipici e regionali italiani nelle scuole.
Gli alunni delle scuole materne, elementari e secondarie una volta al mese si vedranno servire piatti della nostra tradizione.
La scelta dei menù e delle ricette da proporre è lasciata ad una commissione di esperti di ristorazione. Piatti da veri gourmet per le nuove generazioni, in quello che è stato definito un viaggio tra patria e cibo.
Se i convinti sostenitori dell’importanza delle nostre tradizioni plauderanno di fronte a tale iniziativa, qualche dubbio sulla bontà della nuova iniziativa romana è lecito.

Due le perplessità:

  • l’eliminazione dai menù dei piatti etnici
  • il rischio di servire ricette fin troppo particolari per il palato dei giovani alunni

Le nuove generazioni sembra, secondo questa iniziativa, che debbano familiarizzare con tutto quanto sia presente nella nostra patria senza lasciare spazio a ciò che è estraneo alle nostre tradizioni. Molte delle proposte etniche presentate dalla ginta precedente sno state infatti elimintae dai menù. La realtà degli scolari però ci dice che in molte scuole sono tanti gli alunni figli di immigrati, cittadini italiani in quanto nati nei nostri confini.
Questi alunni quindi dovranno conoscere e scoprire i nostri piatti, ma non potranno vedersi serviti quelli delle loro tradizioni.
Siamo sicuri che sia un buon modo per creare integrazione sociale?

Il secondo aspetto è legato alle ricette, alcuni esempi riportati su la Repubblica di ieri, giovedì 28 gennaio in un articolo di Laura Mari, presentano piatti dai sapori davvero particolari.
Non solo lasagne alla bolognose, che tra le ricette presentate sembra essere forse la più semplice, ma anche bollito di manzo all’aceto balsamico, bocconcini di carne al Chianti e alle olive, polenta gratinata all’asiago, tanto per fare qualche esempio.

Pur trattandosi di piatti proposti una sola volta al mese, andrebbe ricordato che anche nei ristoranti per gourmet viene proposto per i bambini appartenenti alle fasce di età in questione, in particolare gli alunni delle materne e dell’asilo, menù appositi più semplici.

Inevitabili le critiche del consigliere comunale del PD Paolo Masini, che ricorda come la giunta precedente aveva inserito piatti etnici come conclusione di percorsi educativi rispetto ai paesi straniere e che vede in questa iniziativa del Campidoglio una trovata provinciale che porta Roma indietro di decenni.

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