Cibo biologico: un mito o una truffa?

Scritto da Achille Ghidoni   
domenica 24 gennaio 2010

 

Secondo un comunicato stampa di Futuragra (Pordenone, 21 gennaio 2010) le linee guida italiane sugli OGM sono l’ennesima presa in giro ai danni degli agricoltori e dei consumatori, e l’agricoltura italiana non può essere ridotta all’ideologia bucolica del ‘tipico’. Le linee guida sulla coesistenza (tra colture Ogm e tradizionali, non-Ogm) che la Conferenza Stato-Regioni si appresta ad approvare, non saranno un passo avanti verso l’innovazione  dell’agricoltura né tantomeno daranno la possibilità di coltivare sementi OGM, come richiesto dagli agricoltori italiani da almeno una decina di anni.

Essi, infatti, chiedono di poter scegliere liberamente cosa coltivare, come sancito anche dall’Unione Europea, mentre le cosiddette ‘norme sulla coesistenza’ (artificio italiano) di fatto continueranno a impedirlo .

Come noto, dal 2004  anche l’Europa ha adottato il principio del riconoscimento della ‘sostanziale equivalenza’degli Ogm (alimentari) agli altri prodotti ‘non Ogm’, e quindi della sicurezza del loro consumo. Come conseguenza di questa risoluzione non deve essere esclusa alcuna forma di agricoltura, convenzionale, biologica, o che si avvale di Ogm (anche se con filiere separate di produzione agricola, secondo i principi della cosiddetta coesistenza), presupposto indispensabile per poter offrire un’ampia scelta ai consumatori. La libera scelta tra agricoltura convenzionale, biologica o transgenica, deve essere garantita nel rispetto degli obblighi legali in materia di etichettatura e di norme di purezza. A fronte, pero, di tale principio, ufficialmente adottato in seno al consiglio dell’UE, singoli Paesi possono comportarsi in modo selvaggio, in modo tale da eluderlo. E questo è il caso, unico in Europa e nel mondo, dell’Italia.

Dall’altra parte dell’Oceano, invece, la musica è molto diversa. Un recente progetto di legge , noto come H.R.875, è stato presentato al Parlamento degli USA, nel Febbraio 2009, per riordinare le normative sulla sicurezza alimentare, secondo i dettami della nota FDA (Food and Drug Administration), rispettata e punto di riferimento molto importante in tutto il pianeta, per il proverbiale rigore  e la serietà nella protezione dei cittadini, quanto all’alimentazione e all’uso di farmaci. In questo progetto, in stato avanzato di elaborazione e discussione, si mette anche in discussione la sicurezza del cibo ottenuto con modalità cosiddette ‘biologiche’, basate sulla concimazione organica, e altre prerogative che escludono l’impiego di biotecnologie avanzate, come gli Ogm.

Il nocciolo del problema, al di là dell’oceano, è, dunque, primariamente quello della sicurezza del consumatore, ma esamina anche aspetti di tutela e di trasparenza economica. I cibi cosiddetti biologici sono nel mirino di questo dispositivo di legge negli USA, quando si ravvisi che non rispondano a criteri di sicurezza per il consumatore, e quando non vengano giustificati quei prezzi eccessivamente elevati legati alla etichetta di ‘cibo biologico’. I cibi ‘biologici’ derivano da colture che fanno necessariamente anche un uso più massiccio di fitofarmaci (insetticidi, anticrittogamici, e diserbanti), rispetto a quelle basate sull’impiego di piante Ogm, che sono state rese geneticamente resistenti a malattie crittogamiche, insetti, batteriosi, etc. Le biotecnologie sono la risposta più efficace per ridurre drasticamente l’uso di pesticidi e insetticidi, tutelando, oltre alla salute di consumatori e agricoltori, anche l’ambiente.

I controlli effettuati sui prodotti delle colture ‘biologiche’, proprio quelle per le quali normalmente viene fatto largo uso di fitofarmaci, sono molto limitati, mentre sono un po’ più frequenti (ma sempre insufficienti) quelli sui prodotti delle colture tradizionali. Come risultato in generale, è dimostrato che solo il 50 % circa dei prodotti agricoli destinati al consumo diretto risulta esente da residui (come rilevato nella vendita al dettaglio), mentre almeno il 2-3 % dei campioni mette in evidenza residui chimici in quantità addirittura fuori legge!  (‘Pesticidi nel piatto’, Rapporto Legambiente, 2009).   

In Italia, la legislazione in materia alimentare risente molto della influenza di categorie di produttori nel settore agroalimentare, e sembra orientata a difendere i loro interessi più di quanto non faccia nei confronti dei consumatori. E’ nota la vicenda tutta italiana degli Ogm: l’introduzione di biotecnologie avanzate nel campo agroalimentare viene vista come un’intrusione ‘illecita’, quasi una concorrenza ‘sleale’, e pertanto combattuta, a livello propagandistico/disinformativo, e anche a livello legislativo. Le leggi vigenti, in materia agroalimentare, purtroppo sembrano favorire lo sviluppo di nicchie, e il consumo di prodotti di élite che, va sottolineato, non tutti si possono permettere.

Non c’è nulla di sleale nella introduzione degli Ogm; c’e’ soltanto l’arretratezza di chi non ha voluto o saputo adeguarsi ai tempi, con l’introduzione delle nuove tecnologie, e continua a giocare solo in difesa. Protetti con dispositivi di legge che premiano, a dir poco, l’oscurantismo, gli interessi di pochi produttori sono stati e continuano a essere sostenuti, rispetto a quelli di molti consumatori. Ma fino a quando?

Per giustificare normative di legge contrarie alla liberalizzazione degli Ogm, viene sfruttata anche l’opinione pubblica, notoriamente condizionata, da diversi lustri, attraverso la sistematica disinformazione, e la propaganda ideologica.

Per finire, alcune regioni che in Italia si sono dichiarate Ogm-free (fenomeno presente in misura minore anche in Francia, Austria e Grecia), sono un esempio di ipocrisia palese, dal momento che, notizia ormai di comune dominio, la soia transgenica (Ogm) utilizzata per allevamento di bestiame come importante base alimentare, anche in Italia ha raggiunto e superato il 90%. All’Austria è stato definitivamente negato il riconoscimento, richiesto ufficialmente al Consiglio Europeo, come ‘Stato Ogm-free’.

Duilio Campagnolo, Presidente di Futuragra (*), ha dichiarato che «l’agricoltura italiana sta affrontando una delle crisi più gravi degli ultimi anni nel silenzio di quanti, grazie ai generosi finanziamenti pubblici, continuano a propagandare una visione bucolica e pressappochista della coltivazione della terra, dimenticando che limitare l’innovazione tecnologica determina scarsa produttività e costringe l’Italia a una crescente importazione di prodotti alimentari».

Ma allora, il cibo biologico è sempre un mito, oppure è un truffa?

(*) Futuragra fa parte di SAgRI (SAlute, Agricoltura, Ricerca) il coordinamento che riunisce associazioni e società scientifiche impegnate a fornire ai media documentazione, dati ed esperti in grado di illustrare aspetti tecnici inerenti al dibattito mediatico sugli OGM.

 

VIA | legnostorto.com

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