Vita da single: cenare da soli o no?

«Konnichiwa! Buongiolno ». La sushi- cameriera s’inchina e vi trapassa con lo sguardo: «Tavolo per uno?» s’informa solerte. «Uno» annuite a bocca chiusa come nel coro della Butterfly. Inizia lo slalom: la prima stanza, poi la seconda, e la terza. Lì si ferma e radiosa indica la colonna in fondo. Il vostro posto è lì dietro. E già vi chiedete perché non avete scelto un ristorante sushi con il rullo, che almeno si sta seduti tutti in cerchio mimetizzandosi nel mucchio. Per una donna sola la prova del ristorante resta un’incognita. Scriveva dieci anni fa Shere Hite, sociologa americana, autrice della Bibbia sulla sessualità femminile: «Anche se sembra assolutamente a suo agio da sola al ristorante, la donna troverà sempre altre persone pronte a creare un’atmosfera di nervosismo, comportandosi con aria di dispiaciuta sufficienza “per la situazione” ».

Possibile che nel 2010 sia ancora così? Mangiare da sola è da «sfigata »? «A volte ceno da sola al ristorante— ha dichiarato agguerrita la giovane attrice Cristiana Capotondi— capita durante le riprese. Non ho voglia di stare sempre con la troupe e allora magari mangio e ne approfitto per telefonare, o leggere un giornale». Tutto tranquillo, dunque, per le nuove generazioni? Basta armarsi di iPod o di un libro? Neanche per sogno, perché se cenare da sola fosse considerato normale, non si sentirebbe il bisogno di rivelarne l’abitudine in un’intervista, come se fosse una bizzarria. O una sfida.

In America, secondo un recente sondaggio della Kelton Research, tre adulti su quattro mangiano da soli. Ma, e qui sta il dramma, due terzi preferiscono mangiare sul divano in pigiama che farlo in un ristorante. Se per tutti non è divertente consumare un pasto da soli in pubblico per le donne forse c’è un problema in più.

«Quando sono sola—racconta Cristina Gentile, quarantenne avvocato romano — sento tutti gli occhi addosso. A partire da quelli del cameriere che, per passione o per compassione, s’intrattiene con me in chiacchiere più di quanto non faccia con gli altri». E qui si apre il dibattito: c’è chi ritiene che questo avvenga solo se la donna è da sola a cena, mentre a pranzo no. Chi sottolinea che in una grande città o in una località turistica è più frequente vedere una donna a tavola da sola, mentre in paese desta ancora molte chiacchiere.

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E poi c’è il capitolo delle tattiche: su Internet è pieno di siti in cui si suggerisce «come mangiare da soli in un ristorante». Primo: «Scegliere un posto allegro dove il servizio sia veloce». Insomma, ingozzarsi in fretta e filare. Secondo: «Chiedere un posto al bancone o al bar». Come dire, state scomode ma disinvolte. Terzo: «Se c’è un pianista, o un performer, chiedete un posto lì vicino ». Una tristezza infinita. Meglio prenderla allegramente come l’amica che chiede l’anonimato: «Quando non sono accompagnata mangio di tutto: anche l’aglio», rivela. E poi ti chiedi perché resti sola.

Antonella Baccaro

Via | corriere.it

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