Sculture mordi e fuggi quando l’ arte è da mangiare

Una scultura lunga ben cinquanta metri, tutta da mangiare, per documentare il rapporto tra cibo e arte contemporanea. Questa è la sfida dell’ artista francese Dorothée Selz , che presenta il suo capolavoro gastronomico per due sole giornate, 12 e 13 luglio, nell’ Agenzia di Pollenzo (Cuneo), sede dell’ Università di Scienze Gastronomiche , in occasione del Festival Teatro a Corte. Strutture geometriche multicolori, realizzate con lamiere metalliche ricoperte di differenti tipi di cibo, dalle caramelle alla frutta alle verdure, tagliate in modo tale da poter essere consumate dal pubblico.

Un’ idea originale ma non troppo, visto che l’ artista lavora da quarant’ anni come esponente della Eat Art, una corrente di arte commestibile fondata dallo svizzero Daniel Spoerri nel 1970 a New York. «L’ arte, essendo effimera, resta impressa unicamente nella memoria, così come il cibo che si assapora» spiega Dorothée, che per realizzare la sua opera ha scelto, non a caso, i prodotti tipici del Piemonte, elaborati con la collaborazione dell’ Istituto Alberghiero Velso Mucci di Bra. A seconda dei gusti, ognuno può scegliere quale parte mangiare della scultura, che assumono spesso forme architettoniche, come la piramide o l’ arco, vicine alle opere di alcuni importanti artisti americani, come Frank Stella. Se la forma viene dall’ architettura,l’ ispirazione arriva invece dalle arti popolari di tutto il mondo, che vanno dagli oggetti votivi dell’ isola di Bali alle statuine di zucchero messicane, seguendo un filo conduttore che attraversa l’ arte contemporanea fin dagli anni Sessanta, quando l’ artista tedesco Joseph Beuys espone gli Economic Values, dei barattoli pieni di cibi che venivano consumati nelle due Germanie. Era un’ evidente critica al consumismo, dal momento che si trattava di prodotti inscatolati ed etichettati, che ha aperto la strada all’ utilizzo di materiali commestibili nell’ affollato panorama dell’ arte contemporanea internazionale. Una ricerca esplosa dieci anni dopo grazie al maestro della Selz, Daniel Spoerri, che firma il primo Eat Art Dinner nell’ ottobre del 1970 a Milano, con opere commestibili firmate da maestri del Nuovo Realismo come Yves Klein, Arman e César, che vengono consumate in un affollato banchetto con critici, galleristi e artisti. Pochi mesi dopo organizza a Dusseldorf la prima Eat Art Exhibition, dove Beuys espone 25 lische di aringa. Ma al di là delle provocazioni, i capolavori contemporanei commestibili non mancano. Tra i pionieri figura un altro tedesco, Dieter Roth, che realizza un suo autoritratto in cioccolato, e un italiano, Aldo Mondino, autore di quadri costruiti con centinaia di cioccolatini. Sempre dalla Germania viene Sonja Alhauser, che scolpisce ritratti di artisti famosi nel marzapane, mentre l’ americana Janine Antoni ha realizzato una serie di calchi della sua testa in cioccolato, simbolo del rapporto che lega il cibo alla mente. Più legata a una memoria tutta italiana la casa di Hansel e Gretel, costruita in grandezza naturale con migliaia di biscotti Gentilini da Liliana Moro ed esposta alla galleria di Valentina Bonomo a Roma nel 2002.

Il brasiliano Vik Muniz, invece, dipinge quadri con il pennello intinto nel cioccolato o nel caramello, e li fotografa prima di distruggerli. In questo modo evita che i suoi capolavori gastronomici vengano distrutti per sempre dalla golosità del pubblico dell’ arte.

LUDOVICO PRATESI
Repubblica — 25 giugno 2008   pagina 28   sezione: CRONACA

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