Shopdropping, l’arte in scatola da comprare al supermercato

Oltre che sugli alimenti, interventi artistici su libri, cd e bambole
La cosa importante è rendere artigianali i prodotti industriali

Shopdropping, l'arte in scatola da comprare al supermercato

Entrate in un supermercato, prendete una lattina di pelati, portatela a casa e sostituite l’etichetta con una dipinta e firmata a mano. Attenzione però a rimettere il codice a barre al suo posto. A questo punto tornate nel supermercato per riposizionare il barattolo sul suo scaffale e attendete pazientemente che il vostro prodotto artistico entri in circolo. Bene. Avete appena dato il via a un esempio di “shopdropping“, movimento artistico teorizzato nel 2004 dall’americano Ryan Watkins-Hughes. Suo anche il verbo, “to shopdrop”, che l’americano traduce così: “Sostituire furtivamente un prodotto dagli scaffali di un negozio. Una forma di culture jamming, ovvero di sabotaggio culturale. Sinonimo di droplift“.

Bottiglie di bevande, latte, barattoli di alimenti in scatola, detersivi, saponi. Tutto può essere modificato artisticamente. L’importante è intervenire sul prodotto trasformando la sua natura industriale in artigianale, così da rendere l’oggetto unico nel suo genere. Un esperimento artistico che guarda a Andy Warhol, alle sue lattine di zuppa Campbell, alla riproducibilità della sua arte e la sovverte facendo uscire la lattina dalla tela e mettendola a stretto contatto con l’acquirente. Con pochi centesimi infatti chiunque può portarsi a casa un alimento “griffato” e magari sperare che il suo autore diventi famoso nel giro di qualche anno.
Attenzione però a non confondere gli “shopdropper” con i “prankster”. I primi si considerano degli artisti, i secondi sono dei giullari metropolitani, saliti all’onore delle cronache soprattutto per eventi collettivi come i flash mob, ovvero rapidi interventi urbani organizzati via internet (i più noti sono le battaglie di cuscini).

 

Secondo Ryan Watkins-Hughes gli shopdropper “si battono per restuire una fetta dello spazio visuale nel quale ci si imbatte quotidianamente. Quasi come la street art diventa l’espressione della creatività personale negli spazi pubblici, così il mio progetto artistico sovverte gli spazi commerciali e l’aspetto mondano dell’acquisto in un momento puramente artistico”. Il completamento dell’operazione consiste poi nel fotografare i prodotti modificati e riposizionati negli scaffali e pubblicare le immagini sul sito di riferimento dei vari artisti nel mondo.

Le declinazioni di shopdropping sono varie e cambiano da artista ad artista, così come il prodotto da modificare e lo spirito dell’intervento che spesso sfocia nel politico e nel sociale. Il brasiliano Cildo Meireles ad esempio è diventato famoso per aver sostituito la scritta dalle bottiglie in vetro della Coca-Cola con la frase “Yankee go home”. Di tutt’altra natura l’intervento di Barbie Liberation, il fronte di liberazione della Barbie che già da diversi anni si occupa di sostituire i microchip che consentono ad alcuni modelli della celebre bambola della Mattel di parlare facendo si che, al posto della candida voce da signorina, Barbie parli con la voce di un uomo.

Ci sono poi gli artisti del gruppo Droplift, specializzati nell’introduzione di cd e libri fatti in casa all’interno delle grandi catene che si occupano della vendita di audiovisivi. Così vicino al disco dei Led Zeppelin è possibile trovare un cd di una band sconosciuta, confezionato proprio come se fosse un prodotto commerciale. E al gruppo Shopdropping Montreal si deve l’arrivo del trend anche in Europa.

di BENEDETTA PERILLI

(3 giugno 2009)

Via| Repubblica Cultura e Spettacolo

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Shopdropping: merci e tecniche di sabotaggio artistico al supermercato

pubblicato: mercoledì 03 giugno 2009 da penelope.di.pixel in: Creatività Tecnica Movimenti <!– –> Shopdropping

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