Lévi-Strauss, l’ultimo dei classici nella sua opera i temi del presente

ERA l’ultimo dei classici. Con Claude Lévi-Strauss, il padre riconosciuto dello strutturalismo, scompare l’uomo che ha fatto dell’antropologia uno dei grandi saperi del Novecento, come Freud fece con la psicanalisi. Non solo una disciplina specialistica. Ma un nuovo modo di vedere l’uomo. Di guardare se stessi nello specchio dell’altro.

Il mito, il rapporto tra natura e cultura, il senso del viaggio, la coesistenza tra le civiltà, il relativismo culturale, le regole che condizionano il linguaggio e il pensiero umani. È la debordante influenza che questi temi hanno avuto nella cultura del secolo breve a fare di Lévi-Strauss un classico, forse più di Michel Foucault, certamente più di Jacques Lacan e di Roland Barthes, gli altri moschettieri dell’avventura strutturalista.

Tutte le grandi questioni del presente, dal sovrappopolamento della terra allo scontro di civiltà, dal riaffiorare del mito al ritorno dei localismi, fino alla guerra del velo e alle modificazioni genetiche, si trovano tutte nei maggiori capolavori dell’antropologo francese, come Tristi TropiciIl pensiero selvaggio, l’Antropologia strutturale. Con una formulazione sempre provocatoria e anticipatrice che rappresenta l’eredità preziosa dell’ultimo dei maîtres à penser.

VIA Repubblica.it

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