Più vicina la pillola anti-celiachia

MILANO – Tutti i celiaci se lo sognano. Andare a cena fuori senza prima controllare che il ristorante garantisca piatti senza glutine, fermarsi a mangiare in una qualsiasi pizzeria al taglio, far colazione con cornetto e cappuccino: in una parola, non preoccuparsi costantemente di ritrovare il glutine, più o meno in tracce, nei cibi.

Potrebbe diventare possibile: se lo augura Alessio Fasano, un «cervello» italiano emigrato all’estero che da 15 anni dirige il Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell’Università del Maryland a Baltimora, negli Stati Uniti, e che soprattutto, 4 anni fa, ha scoperto una possibile pillola anti-celiachia che oggi ha superato la fase due di sperimentazione clinica, approdando ai test su numeri consistenti di pazienti.

ZONULINA – Tutto nasce dalla scoperta di Fasano della zonulina, una proteina che regola l’apertura dei «cancelli» dell’intestino: se ce n’è troppa, come accade nei celiaci, cresce la permeabilità delle cellule che rivestono l’intestino, ovvero si aprono «porte» che possono far passare frammenti tossici di glutine non digerito nel sangue, dando l’avvio alla risposta immunitaria che provoca i sintomi della celiachia. «Poco tempo fa una nostra ricerca, pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences, ha rivelato il vero volto della zonulina – racconta Fasano –. Abbiamo scoperto infatti che è in realtà il precursore di una proteina, l’aptoglobulina-2, che pare avere un ruolo importante nelle malattie autoimmuni. Ora sappiamo perciò esattamente che che cos’è e come funziona la zonulina, e abbiamo una conferma in più che inibirla può essere utile per bloccare i sintomi della celiachia in caso di assunzione di glutine; l’inibizione, inoltre, potrebbe probabilmente essere usata con successo anche in altre malattie di tipo autoimmune». La pillola anti-celiachia che Fasano sperimenta da tempo (passando a velocità supersonica dai test sugli animali a quelli nell’uomo: le prove cliniche sono iniziate appena tre anni dopo i primi esperimenti su topolini, in genere occorrono anche dieci o quindici anni) blocca la zonulina e stando agli ultimi risultati, ottenuti su circa 200 celiaci, riduce i sintomi dell’assunzione di glutine nell’85 per cento dei casi. Il farmaco, nei test più recenti, è stato assunto 3 volte al giorno, prima dei pasti, e la quantità di glutine che i pazienti hanno introdotto era pari a circa un piatto di pasta: un bel risultato, quindi, anche se i ricercatori sottolineano che la pillola non eliminerà la necessità della dieta, ma servirà soprattutto per mettersi al riparo da guai quando non è possibile essere certi che non ci sia glutine in quello che si sta per mangiare. Però Fasano sottolinea: «I nostri ultimi dati dimostrano che il farmaco previene l’insorgenza di autoimmunità: nei pazienti che, durante la sperimentazione, hanno assunto glutine e un placebo si è visto l’incremento di anticorpi che indicano la presenza di un processo autoimmune, ma ciò non è successo se assieme al glutine si dava la pillola anti-celiachia. È la prima volta che si osserva un effetto simile di un farmaco su una malattia autoimmune: significa che siamo sulla strada buona».

LA CAMPAGNA – La speranza è giustificata, quindi; nel frattempo però i celiaci devono continuare a seguire una dieta che escluda completamente il glutine. E la campagna di informazione per il trentennale dell’Associazione Italiana Celiachia, in corso fino alla fine dell’anno, dimostra che riuscirci, oggi, è molto più facile che in passato. «La celiachia costringe a pensare 3 volte al giorno, a ogni pasto, che non si è come gli altri: la nostra Associazione lavora da 30 anni perché ogni paziente possa sentirsi a suo agio sempre – dice Elisabetta Tosi, presidente di AIC –. Per questo, ad esempio, stiamo continuando ad ampliare l’offerta di locali dove trovare cibi senza glutine: in Italia ci sono ormai oltre 1.500 fra ristoranti, locali, gelaterie e bar che offrono prodotti per celiaci, sono sempre di più anche gli hotel e le strutture ricettive a farlo e di recente abbiamo stipulato convenzioni anche con navi da crociera. E i prodotti senza glutine in commercio sono quasi decuplicati negli ultimi 8 anni, arrivando oggi a essere poco meno di 2.200». Vita più facile, insomma, come sottolinea anche la campagna di sensibilizzazione attraverso spot televisivi, locandine, inserzioni su giornali e periodici. Perché l’importante è anche arrivare alla diagnosi: tuttora molti non sanno di essere celiaci. Si stima infatti che in Italia l’incidenza del problema sia analoga a quella negli altri Paesi occidentali (un caso ogni 100 persone circa): a fronte di 500 mila pazienti attesi, hanno ricevuto la diagnosi poco meno di 100 mila italiani.

DIAGNOSI – Paradossalmente, sono in aumento le diagnosi sbagliate: «Capita sempre più spesso di vedere pazienti diagnosticati erroneamente, sulla base di criteri non scientifici: persone che hanno magari un colon irritabile o un’allergia alimentare che vengono scambiate per celiache», dice Umberto Volta, presidente del Comitato Scientifico di AIC. Dosaggio degli anticorpi e biopsia intestinale restano i cardini per la diagnosi, purtroppo a volte complicata dal fatto che i sintomi sono molto leggeri o non sono quelli classici (nell’adulto tipicamente i gonfiori dopo il pasto e i disturbi gastrointestinali persistenti). Bisognerebbe quindi fare attenzione anche ai sintomi extraintestinali, che vanno dall’osteoporosi all’anemia, dal mal di testa alla riduzione della fertilità. E non credere di essere «troppo vecchi» per essere celiaci: uno studio di Carlo Catassi dell’università Politecnica delle Marche, di prossima pubblicazione, rivela che non di rado persone con più di 55 anni possono scoprire di essere celiache. «Non esiste un’età in cui si possa escludere la presenza di un’intolleranza al glutine, in chi è geneticamente predisposto: la negatività del test non elimina la possibilità di un esito positivo dopo qualche anno», dice Catassi. Insomma, antenne dritte anche più avanti negli anni. Per informazioni sulla celiachia, i test per scoprirla e tutto ciò che serve sapere sulla dieta senza glutine, si può contattare AIC attraverso il sito rinnovato in occasione del trentennale o il numero verde 800.454.616, attivo durante la campagna di sensibilizzazione.

VIA corriere.it

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