Abita globale consuma locale

di Carlo Petrini
Ci sono centinaia di progetti, come “Nutrire Milano” per far rinascere l’ agricoltura vicino a zone urbane

Nelle foto panoramica di Milano dal Duomo, utilizzata per il progetto “Nutrire Milano”

Da più parti si comincia a parlare di una nuova visione della produzione del cibo, più virtuosa, perché sostenibile, che comprende sistemi produttivi locali come via per migliorare il nostro cibo sotto gli aspetti organolettico, ecologico e sociale. L’errore che molti commettono però è di pensare che questa visione non contempli le città, e ancor di più le metropoli. In questo modo si sottintende che le città siano ormai perdute, inutili alla causa, luoghi di consumo ma non di produzione come sono le campagne. Non possiamo però sottovalutare tutta l’umanità che co-produce: ovvero chi rifiuta di essere un consumatore passivo e pone il cibo al centro delle proprie vite come priorità per migliorare il suo benessere. I co-produttori sono cittadini idealmente vicini ai produttori, che vogliono conoscerli e mangiare il loro cibo. Partecipano ai farmers’ markets o mercati della terra, alle Community Supported Agricolture o gruppi d’acquisto, scelgono le mense in cui si serve cibo locale, lavorano in orti scolastici e comunitari, in altri progetti educativi. Oppure esercitano tante e creative forme di agricoltura urbana in cui si “coltiva la città”.
Le città possono e devono diventare laboratorio di fantasia e creatività, utili come la terra fertile. In tutto il mondo ci sono già centinaia di piccoli progetti, adattati a contesti urbani differenti, con sistemi città-campagna preesistenti o ricostruiti con grande creatività. Non dimentichiamoci che storicamente la città nasce come la parte di un tutto più grande, che comprendeva il contado circostante. Nel 1288 Bonvesin De La Riva pubblicò il suo De Magnalibus urbis Mediolani: magnificava Milano ma non escludeva le bellezze delle zone rurali circostanti, considerandole parte integrante della città. Otto secoli dopo Bonvesin De La Riva, oggi Milano torna al centro di un’idea che nasce per dimostrare che altri modelli sono possibili. Un progetto, condotto da Slow Food, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Politecnico di Milano, rischia di diventare rivoluzionario, un modello unico al mondo, a cui si spera potranno ispirarsi poi molte altre grandi metropoli. Risponde al nome “Nutrire Milano, energie per il cambiamento” e nasce nel contesto che porterà all’Expo 2015 pur essendone indipendente. Il centro pulsante sarà il Parco agricolo Sud di Milano: oltre 47mila ettari che cingono la metropoli a est e a sud. Al suo interno, sul territorio condiviso da 61 comuni, ci sono centinaia di aziende agricole, acque abbondanti, castelli, abazie, boschi. Un tesoro alle porte della città, un’opportunità da sfruttare. Non si può pensare di tenere un’Expo dal titolo “Nutrire il pianeta, energie per la vita” se poi la città che lo ospita non sa dare il buon esempio. “Nutrire Milano” è un progetto di medio-lungo periodo, articolato. Prevede di far rinascere l’agricoltura nel Parco Sud, oggi per lo più dedicato a sistemi intensivi e convenzionali e decisamente non al servizio della città e dei cittadini. Obiettivo dichiarato di “Nutrire Milano” è trasformare e rendere redditizia l’agricoltura secondo concetti di sostenibilità e innovazione, al servizio di produttori e cittadini (i co-produttori). Pensare e implementare un cambiamento sistematico e radicale del modo in cui si concepisce la relazione fra l’agricoltura periurbana e la città: è l’inizio di qualcosa di grande, da seguire con attenzione perché si tratta di un laboratorio creativo che per ora non ha pari altrove.

via | Made Expo 2010 – Casa & Design.

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