Le biobufale di Michelle Ecobama

Ricordate con che enfasi e con che aspettative gli Ecobamas ammararono alla Casa Bianca? Sbarcarono convinti di trasformare la nuova residenza in un luogo d’Arcadia, in un luogo che facesse gioire Petrini, tripudiare la Waters, gongolare Joan Pick. C’era chi auspicava un ritorno dei pannelli solari alla Casa Bianca come ai tempi di Jimmy Carter. C’era chi voleva che gli Ecobamas adottassero un cane randagio. C’era chi chiedeva di ripristinare la tradizione degli orti alla Casa Bianca, come ai tempi di Thomas Jefferson e dei victory gardens di Eleanor Roosvelt, nella speranza di convertire l’America al biologico e al chilometro zero. C’era chi sognava di riportare anche solo per un giorno gli stendibiancheria al 1600 di Pennsylvania Avenue come ai tempi di Taft perché l’America si convincesse che oggi è molto più patriottico ridurre il consumo energetico che non avere la bandiera a stelle e striscie sul tetto di casa. L’idea del victory garden era sponsorizzata dalla tenacissima socia americana di Petrini, Alice Waters, la Joan Baez dei fornelli, disposta a prendersi cura personalmente dell’orto degli Ecobamas. Insomma, l’aria che tirava era da rivoluzione copernicana e figurarsi l’entusiasmo degli ambientalisti, delle Vandana Shiva d’America, dei fanatici dell’ecologia sociale, quando Michelle decise di indossare i panni della paladina degli alimenti organici. “Desidero che le mie figlie – dichiarò ai media – assaggino carote vere, davvero dolci, al punto da pensare che siano delle caramelle, così saranno più portate a provare diversi tipi di vegetali, freschi, saporiti e locali”. Il desiderio si tramutò ipso facto in realtà: Michelle ebbe l’orto in cui coltivare carote vere e davvero dolci, per la gioia delle sue figlie e del Ministro dell’agricoltura, l’ex governatore dell’Iowa Tom Vilsack che non esitò a profetizzare: “Adesso, molti americani inizieranno ad occuparsi di più di cosa mangiano. E sarà un bene per tutti”. Ma il 2 agosto il sorriso di Michelle s’è spento come una farfalla marinata da un pesticida a pioggia. Ha scoperto che qualunque cosa crescerà nel suo orto non potrà mai essere certificata come cibo organico. E indovinate la colpa di chi è? Dei Clinton. Anche loro coltivarono quell’orto, ma per risparmiare fertilizzarono la terra con liquidi fognari e il piombo che contenevano lo avvelenò. Per farla breve: per crescere la verdura la verdura cresce, ma satura di metalli pesanti.

Ieri un’altra tegola sugli Ecobamas: un articolo di Kevin Pang sul ‘Chicago Tribune’. Da mesi il canale televisivo ‘Food Network’ pubblicizzava uno special di ‘Iron Chef America’ alla Casa Bianca. Il 3 gennaio la puntata è andata in onda. Audience da capogiro, più di sette milioni e mezzo di telespettatori (un primato per FN), un cameo di Michelle, quattro chef da leccarsi i baffi – Batali, Lagasse, Flay e Cristeta Comerford, la cuoca personale degli Ecobamas – per un menù di cinque portate preparato con le delizie dell’orto della Casa Bianca. Peccato fosse tutto una bufala. Una bufala i quattro chef che fingono di raccogliere broccoli e cetrioli dal victory garden di Michelle, una bufala i loro sorrisi ammiccanti e il ‘wow’ che lampeggia nei loro sguardi come un neon animato di Time Square, una bufala la cerimoniosa Cristeta Comerford che li accoglie nella cucina della Casa Bianca, una bufala la metà delle cose che si dicono mentre cucinano le biodelizie dell’orto, perché lo special non è mai stato girato al 1600 di Pennsylvania Avenue ma negli studi newyorchesi di Food Network e neanche una delle verdure cucinate viene dall’orto degli Ecobamas. Forse a Michelle conveniva di più ripristinare gli stendibiancheria. O i pannelli solari. Che poi, in fondo, a Sasha e Malia neanche piacciono le carote.

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